Mercy è un eroe di Supporto nel ruolo Medico in Overwatch. L'eroe è stato rilasciato il 24 Maggio 2016.
Come è nata la passione per Mercy?
Partiamo dal presupposto che quando ho iniziato a giocare ad Overwatch non sapevo dove mettere le mani, ero totalmente imbranata e usavo Moira... dopo mesi passati fra eroi di Supporto, eroi di Attacco e Tank dove la mia unica boccata d'aria era con Symmetra (mio attuale main dps), ho deciso di voler imparare Mercy.
Ma perché proprio Mercy?
Perché ero incuriosita dalla sua funzionalità, giocavo già a VALORANT al tempo ed era l'eroe più somigliante a Sage con l'abilità della Resurrezione. Vedevo tante Mercy player volare con leggiadria e io inizialmente non capivo come fare, non capivo perché Mercy avesse un bastone che non faceva danno, ho capito solo in seguito che serviva per curare e boostare gli alleati. L'ho scelta perché mi piaceva di estetica e mi piaceva il volo.
Come ho imparato a giocarla?
A parte le esperienze sul campo, il meccanismo di volo mi è stato spiegato da un amico che giocava spesso con me, perché non capivo che bisognasse croucharsi, per il resto ho guardato parecchi video di Eleyzhau (🥰).
Inizialmente non è stato facile, non riuscivo a mantenere il volo, solo in seguito poi ho imparato e ora non riesco a far a meno di volare, non mi piace stare a terra con Mercy anche se per la maggiore la giocano tutti così, io non riesco, specialmente dopo l'avvento di Stadium, dove volare era un must e dove ho farmato velocemente i livelli fino ad oggi.
Le modalità che rendono Mercy migliore dei veri eroi di Attacco sono le mie preferite, la Blaster fa già male da sé, ma tra Mirrorwatch (Overriflesso) e Stadium mi sono divertita a rendere la mia Mercy un eroe di Attacco vero e proprio.
Peccato che Stadium lo toglieranno presto e io sarò infelice per sempre.
Mercy ha anche un bel design: ali bianche, oro, un bastone che sembra uscito da una tavola. Su un canale di wagasa, kimono e disegni fatti in diretta, un personaggio così finisce per forza sulla tavoletta o in cosplay.
Giocarla bene, però, non ha niente di decorativo: è lettura della partita, gestione delle distanze e decisioni prese in mezzo secondo.